Tracking error

L’ Information Ratio è un indice che misura il rapporto fra il rendimento in eccesso del fondo o del portafoglio rispetto al suo benchmark di riferimento e il livello di rischio che il gestore si assume per il raggiungimento di quel risultato.

E’ dunque una misura tipica del Fondi “attivi” o dei portafogli gestiti, nei quali il gestore cerca risultati che possano rivelarsi migliori rispetto all’andamento dell’indice di riferimento.

L’indice si compone sostanzialmente di due elementi:

Il Tracking Error, e cioè la differenza tra il rendimento del Fondo ed il rendimento del benchmark

La volatilità di questi extra rendimenti, rappresentati dalla Tracking Error Volatility (TEV).

In breve:

Dove:

IR = Information Ratio

Portfolio return = Il rendimento del portafoglio o del fondo nel periodo considerato

Benchmark return = il rendimento del Benchmark ne periodo considerato

Tracking Error Volatility = La Deviazione standard della differenza tra rendimenti del Portafoglio ed i rendimenti del benchmark

La tracking Error Volatility Esprime quindi il “livello di rischio”, in termini di variazioni di prezzo, al quale si espone la gestione per il raggiungimento di un determinato risultato.

L’Information Ratio è quindi un indicatore abbastanza semplice (la deviazione standard può essere calcolata facilmente con un calcolatore finanziario o con un foglio di Excel).

Non so quanti di quelli che leggono si metteranno a calcolare autonomamente l’Information Ratio; ma l’importante è capire il risultato.

INTERPRETARE IL RISULTATO DELL’IR

L’Information Ratio è particolarmente importante per valutare la solidità, la continuità del risultato ottenuto dal gestore del fondo o del portafoglio nel tempo.

Se infatti al numeratore del rapporto troviamo, in termini assoluti, la differenza (che assumiamo debba essere positiva) tra risultato di gestione e benchmark, e al denominatore la misura del rischio che il gestore si è assunto per ottenere quel risultato (espressa in termini di deviazione standard rispetto alla media dei risultati), allora è in primo luogo evidente che tanto maggiore è il valore di IR, tanto minore è il “rischio” che il gestore del fondo o del portafoglio si è dovuto assumere a parità di risultato.

In altre parole l’Information Ratio premia quei gestori che riescono, con continuità, a ottenere rendimenti superiori al benchmark, minimizzando il rischio di frequenti (pericolosi) scostamenti dal benchmark di riferimento.

Un’ultima nota: battere il benchmark non è da tutti, e soprattutto non è da tutti battere il benchmark con costanza nel tempo. Si trovano dunque spesso, nelle schede di riferimento dei prodotti, IR con valori negativi. Questo valore, oltre a dichiarare che la gestione ha sottoperformato rispetto al benchmark, perde ogni valore con riferimento alla valutazione del rischio con il quale è stato ottenuto il risultato.

Vediamo qualche esempio:

Il Fondo ALPHA ha registrato, negli ultimi 5 anni, un rendimento annualizzato del 13 % ed una TEV (volatilità) del 25 %

Il Fondo BETA, nello stesso periodo, ha fatto registrare un rendimento annualizzato del 10 % con una TEV del 5 %.

Il Benchmark di riferimento per entrambi i Fondi ha registrato un incremento, nel periodo, del 8 %

Il Fondo ALPHA ha certamente reso molto di più nel quinquennio, ma evidenzia un

IR pari a : 13 – 8/25 = 0,20

Il Fondo BETA rha invece un

IR pari a: 10 – 8 / 5 = 0,40

UN CONFRONTO CON L’INDICE DI SHARPE

Come abbiamo visto con riferimento all’Indice di Sharpe, anche l’IR è dunque un indice di rendimento corretto per il rischio. La differenza sta nel fatto che l’indice di Sharpe misura la differenza tra il rendimento del fondo rispetto a quello d un asset risk free (tipicamente il rendimento di un titolo di Stato) in rapporto alla volatilità dei rendimenti del fondo.

L’Information Ratio, d’altra parte, misura l’extra rendimento dell’investimento corretto per il rischio rispetto al suo benchmark. E questo aspetto rende, in un certo senso, più interessante l’IR rispetto all’indice di Sharpe, poiché, generalmente, il rendimento di un benchmark, per esempio un indice, è ben più remunerativo di un asset risk free nel tempo. In altre parole battere il benchmark è ben più significativo, e profittevole, che battere il rendimento “Risk Free”.

D’altra parte, come è ovvio, l’indice di Sharpe consente il riferimento con parametri omogenei, spesso identici, rappresentati da investimenti in titoli di Stato che hanno spesso rendimenti abbastanza omogenei.

Dall’altro lato, invece, il riferimento al Benchmark può avere rendimenti anche molto diversi in funzione della sua struttura, dell’area geografica, della composizione settoriale; il riferimento all’Information Ratio dovrebbe dunque essere rivolto a fondi che abbiano il medesimo parametro di riferimento per ottenere risultati significativi.

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