L’ANALISI DELLE PERFORMANCE DEI FONDI E DEGLI ETF: LO “SHARPE RATIO”

Fra i dati che l’investitore in fondi dovrebbe sempre confrontare, e che, infatti, vengono spesso presentati dai consulenti a sostegno della bontà dell’investimento proposto, ci sono le serie storiche che illustrano l’andamento del valore delle quote nel tempo: il c.d. NAV return (NAV = Net Asset Value).

Il NAV return, spesso accompagnato anche da un grafico o da una tabella che raccoglie i dati storici, consente di cogliere immediatamente l’andamento, positivo o negativo, del valore della quota del fondo, messo sempre a confronto con il suo termine di riferimento. Il c.d. “benchmark” come nell’esempio qui sotto.

Si può trovare nella forma del grafico a barre, come prescritto dalla UCITS per l’indicazione nei KIID, come nell’esempio riportato qui sotto,

Figura 1

Ma anche nella forma riportata qui sotto

Figura 2 (fonte: morningstar.it)  

Dove è più chiaramente indicato:

  • l’andamento del fondo
  • l’andamento della categoria
  • l’andamento del benchmark

L’efficacia della gestione del fondo si misura infatti, in primo luogo, nella capacità del gestore di fare meglio del suo benchmark.

Perché il NAV return non è sufficiente

In realtà la semplice indicazione dei risultati dell’andamento del valore della quota del fondo ed il suo confronto con l’andamento del benchmark di riferimento non sono sufficienti a rappresentare altri importanti aspetti correlati alla gestione del patrimonio del fondo e sul “come” questo risultato viene raggiunto, mettendo in luce altri aspetti della gestione che possono avere grande interesse per l’investitore aggiungendo nuovi elementi nella scelta dell’investimento.

In questo articolo, e nei successivi, cercherò di spiegare alcuni indicatori, quali l’indice di Sharpe, di Treynor, l’Information Ratio ecc, che servono a valutare anche gli altri aspetti che rilevano nella valutazione dell’operato del gestore, quali, per esempio, il rendimento in rapporto al rischio assunto dal gestore.

Cominciamo con l’indice di Sharpe che probabilmente è l’indicatore più conosciuto e le informazioni sono largamente disponibili in rete, sui siti degli emittenti e sulla stampa specializzata.

Sharpe ratio

L’indice fornisce l’indicazione della misura della performance dell’investimento corretta per ogni unità di rischio sopportata nell’investimento.

In concreto l’indice misura il rendimento in eccesso rispetto al rendimento di un asset privo di rischio in rapporto alla volatilità dei ritorni dell’investimento stesso.

 Quindi più elevato è l’indice, migliore (più preferibile rispetto ad altri) è l’investimento.

In formula lo Sharpe Ratio è descritto come segue:

Dove:

Rp= rendimento di portafoglio

Rf= rendimento dell’attività riva di rischio

Ϭp= deviazione standard dei rendimenti del portafoglio stesso.

Cerchiamo di spiegare in termini più semplici possibili.

La formula indicata sopra ci dice, in sostanza che l’indice di Sharpe (SR)è rappresentato dalla differenza tra il rendimento del portafoglio (RP) e una attività priva di rischio (RF) in rapporto al rischio del portafoglio stesso, rappresentato dalla sua deviazione standard (Ϭp).

Come riferimento per attività prive di rischio si prendono a riferimento, kin genere, i rendimenti dei titoli di Stato di Paesi ad alto rating.

Quanto al concetto di rischio è’ importante ricordare che il rischio di prezzo, espresso in termini di deviazione standard, rappresenta la volatilità del prezzo, e cioè l’ampiezza delle oscillazioni del prezzo rispetto alla sua media.

In altre parole tanto maggiore è il valore di Ϭ, tanto più il fondo è stato soggetto, nel corso del periodo di osservazione, a oscillazioni di valore in più o in meno, che lo hanno allontanato dal suo valore medio.

Il rischio al quale si fa riferimento è dunque rappresentato dall’eventualità che il valore di un titolo o di un portafoglio diverga, in negativo, dalle attese dell’investitore in misura.

Generalmente il periodo di tempo considerato per il calcolo dell’indice non mai inferiore a tre anni, un tempo sufficiente per fornire dati affidabili.

Tradotto tutto questo in termini pratici si vuole in sostanza dire che tanto più è elevato il valore dell’indice, tanto più la gestione del fondo è riuscita ad ottenere un risultato profittevole a parità di rischio.

Qualche esempio può chiarire meglio

Mettiamo a confronto i risultati, ipotetici, di 3 diversi fondi, A, B e C.

Il rendimento del fondo A è stato negli ultimi 5 anni del 20%, registrando una volatilità storica del 15%.

Assumendo che il rendimento dell’attività priva di rischio sia pari al 1,5%, calcoliamo il valore di SR

Si avrà uno Sharpe Ratio pari a 1,74; un risultato eccellente in rapporto ai rischi sopportati.

il fondo B, che ha registrato nel medesimo periodo una performance del 30%, però con una volatilità storica del 25%.

L’indice SR scende dunque a 1,53, pure in presenza di un risultato complessivo nettamente superiore.

L’informazione per l’investitore è abbastanza evidente: il gestore del fondo B ha ottenuto un risultato migliore in termini assoluti, ma al prezzo di un rischio più che proporzionale nella gestione degli asset, rappresentato appunto dalla maggiore volatilità dei risultati. La gestione del fondo B ha così esposto l’investitore al rischio di registrare una maggior perdita nel caso di necessità di realizzo dell’investimento nei periodi di calo del valore dell’investimento.

Il fondo C ha invece registrato, nel medesimo periodo un rendimento complessivo pari al 35 %, a prezzo però di una volatilità complessiva del 40%.

Il fondo C ha invece registrato, nel medesimo periodo un rendimento complessivo pari al 35 %, a prezzo però di una volatilità complessiva del 40%.

Nel caso C l’indice di Sharpe ha addirittura registrato un risultato di 0,96.

In questo caso il fondo ha registrato un rendimento modesto se comparato agli altri due fondi, e per di più ottenuto a prezzo di una volatilità significativa, pari a quella del fondo B.

Il valore dell’indice è infatti, in questo caso, addirittura inferiore ad 1, ed è un risultato da valutare con grande attenzione, poiché questo significa, che l’aumento del rischio nella gestione dell’investimento, non è stato ricompensato da un adeguato aumento del ritorno dell’investimento.

Vediamo quindi In conclusione qual è in concreto l’utilità dell’indice di Sharpe e quali informazioni restituisce all’investitore.

  1. Consente di valutare la capacità del gestore, di massimizzare il ritorno dell’investimento riducendo i rischi connessi (ovvero di massimizzare il ritorno a parità di rischio)
  2. Consente di valutare l’investimento anche in funzione del proprio profilo di rischio e della propria capacità di sopportazione delle perdite.

Infine un’ultimo suggerimento: le informazioni sull’indice di Sharpe, come le altre che vedremo in seguito,  sono largamente disponibili in rete, sui siti degli emittenti e sulla stampa specializzata; in ogni caso non esitate mai a fare domande al vostro consulente che, ricordare sempre, è pagato per rispondere e spiegare al cliente ogni aspetto relativo all’investimento!

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