L’Analisi dei costi dei fondi comuni

Il tema dei costi sostenuti in sede di investimento in fondi è un argomento spesso sottovalutato dall’investitore retail, il quale è spesso attirato da altri aspetti quali il rendimento potenziale, il rischio associato all’investimento e tende invece a trascurare l’entità dei costi, tratto anche in inganno dalle cifre, apparentemente esigue.

In realtà il tema dei costi assume una posizione rilevante nel calcolo della convenienza complessiva dell’investimento, sia perché spesso non tutti i costi vengono correttamente rappresentati al cliente, sia perché l’incidenza dei costi cumulati nel tempo assumono una rilevanza significativa sulla redditività complessiva: si consideri, tra l’altro, che l’applicazione di costi a carico del cliente, ma soprattutto a carico del patrimonio del fondo, essendo applicati indipendentemente dalla performance, e quindi, in ultima analisi riducono il rendimento, ma, soprattutto, incrementano le perdite di periodo.

Solo per avere un parametro di riferimento si consideri che nell’ultimo rapporto annuale dell’ESMA, European Securities and Market Authority (Performance and cost of EU retail investment products) si è calcolato che, in media, un ipotetico investimento al dettaglio decennale di 10mila euro in azioni, obbligazioni e fondi misti ha dato un rendimento netto di circa 16.160 euro per il periodo 2009-2018, con costi pari a circa 2.800 euro; un’incidenza complessiva, dunque pari al 17,3%.

Un dato che, come tutte le “medie” non assume un particolare significato con riferimento al singolo investimento, ma che sta a significare la rilevanza del problema dei costi nel loro accumulo nel tempo.

Ora è chiaro che il costo del prodotto è spesso associato al tipo di asset class (l’obbligazionario è spesso meno caro dell’equity, l’ETF meno caro del fondo), o allo stile di gestione  (i fondi “passivi” sono, in genere, meno cari di quelli “attivi”), ma tuttavia una attenta analisi dei costi associati ad un investimento può fare, nel corso del tempo, la differenza in termini di rendimento complessivo.

Il consiglio, dunque, è sempre quello di chiedere al consulente un dettaglio più analitico possibile dei costi che gravano sui singoli prodotti, farsi consegnare, e leggere, la documentazione che obbligatoriamente deve essere consegnata all’investitore PRIMA di procedere all’investimento e fare domande. Più domande si fanno e meglio è.

E siccome per fare le domande occorre conoscere un poco il terreno sul quale si gioca passiamo in primo luogo  in rassegna quali possono essere i costi legati all’investimento in fondi e dove si trovano le informazioni giuste.

  1. Una rassegna dei costi

I fondi comuni d’investimento addebitano ai partecipanti alcune spese per i servizi resi.

In generale, i costi che un possessore di quote deve sostenere si dividono in due categorie:

  • quelli direttamente a suo carico e
  • quelli a carico del patrimonio del fondo, che, in quanto tali, sono sostenuti indirettamente dal cliente

–  I costi diretti

Tra i costi diretti ci sono (ci possono essere):

– le commissioni di sottoscrizione (di entrata),

di switch (di passaggio da un fondo ad un altro del medesimo gestore),

di riscatto (di uscita) e

i diritti fissi e cioè spese che vengono addebitate a fronte di specifici servizi.

Tutti i costi diretti sono generalmente addebitati al cliente una tantum, a fronte di specifiche operazioni e sono quindi facilmente riconoscibili dall’investitore.

–  I costi indiretti

I costi indiretti sono invece i costi che vengono addebitati direttamente al patrimonio del fono dal gestore, e quindi sono meno riconoscibili da parte dell’investitore.

Sono generalmente costi che sono collegati alla remunerazione del servizio di gestione o, talvolta, anche ai soggetti incaricati del collocamento.

Sono di più difficile identificazione perché essendo prelevati direttamente dal patrimonio del fondo vengono direttamente sottratti al valore delle quote: in altre parole il valore della quota pubblicata sulla stampa economica, per esempio, già comprende il costo che va direttamente a diminuire il rendimento della quota.

I costi indiretti sono rappresentati per esempio:

dalle commissioni di gestione (management fee), addebitate al fondo con cadenza giornaliera o comunque periodica in funzione della cadenza di pubblicazione dei dati di valorizzazione delle quote

dalle commissioni di performance, e sono legate alla remunerazione del gestore in funzione dei risultati raggiunti dalla gestione

 – dai costi di intermediazione che sono rappresentati dalle spese che il fondo sostiene per la compravendita dei titoli. Questi costi, a differenza dei precedenti, non compaiono nel prospetto informativo come vedremo dopo.

il compenso al depositario del fondo.

Dove andare a trovare le informazioni

a) Il KIID.

Una prima fonte di informazioni sui costi si trova leggendo il KIID, Informazioni chiave per gli investitori, all’investitore.

Si tratta di un documento che, sebbene molto sintetico, fornisce, in genere una serie di informazioni utili all’investitore. Si ricorda che il KIID deve essere obbligatoriamente consegnato al cliente prima della conclusione dell’investimento.

Nella parte relativa alle spese si trovano indicati:

I costi diretti prelevati una tantum (sottoscrizione, riscatto ecc.)

l‘indicazione delle spese correnti (“ongoing charges”), che comprendono:

le spese di gestione, il compenso al depositario e altri costi a carico del fondo

l’eventuale applicazione dei costi di performance (non per i fondi UCITS)

b) Il Prospetto

Nella parte seconda del prospetto si trova, tra le altre utili indicazioni, una ulteriore indicazione dei costi relativi allo strumento: il prospetto non è un documento che viene obbligatoriamente consegnato al cliente ma viene fornito a richiesta. La sua lettura non è sempre semplice e conviene piuttosto farsi illustrare dal consulente.

Il “prospetto” è infatti un documento riepilogativo che illustra tutte le caratteristiche dei vari “comparti” del fondo e non è sempre facile orientarsi nell’analisi dei dati che sono riportati.

c) L’analisi della performance

Un terzo, e forse decisivo, metodo per verificare l’effettiva incidenza dei costi “occulti”, cioè degli oneri a carico del patrimonio del fondo, consiste nella verifica della performance del singolo strumento rispetto all’andamento del benchmark di riferimento.

Si tratta di una analisi che viene sempre riportata nel contenuto delle raccomandazioni di investimento rilasciate al cliente e che si rivela particolarmente importante perché consente di valutare nel complesso sia i “costi” impliciti realmente sopportati dall’investitore, ma anche la capacità nella creazione di valore da parte del gestore, anche in rapporto dai rischi assunti in concreto nella gestione.

Si tratta di un’analisi che richiede l’intervento del consulente perché richiede l’utilizzo di strumenti e parametri di valutazione, anche comparativi, che generalmente non fanno parte delle competenze dell’investitore. E’ tuttavia un momento importante nella valutazione delle scelte di investimento perchè consente di individuare, nell’ambito di ciascuna asset class di investimento la combinazione più efficiente di strumenti in termini di rapporto tra rischio e rendimento dell’investimento complessivo.

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